28/07/2026
Una guida completa all’ERCP: indicazioni, tecniche operative, dispositivi, gestione delle complicanze e innovazioni nella terapia delle patologie biliari e pancreatiche.
07/07/2026
L’ERCP (colangiopancreatografia retrograda endoscopica) è una delle procedure endoscopiche più complesse e tecnicamente avanzate nell’ambito della gastroenterologia interventistica. Combina l’endoscopia con la fluoroscopia (imaging radiologico in tempo reale) per visualizzare, diagnosticare e trattare patologie che coinvolgono le vie biliari, la colecisti e il dotto pancreatico.
In Italia, la calcolosi biliare — la causa più frequente di indicazione all’ERCP — interessa circa il 15–20% della popolazione adulta. Una quota significativa di questi pazienti sviluppa complicanze come la coledocolitiasi (calcoli nel coledoco), la colangite acuta o la pancreatite biliare, condizioni che richiedono un trattamento endoscopico tempestivo per ridurre mortalità e morbilità.
Grazie all’evoluzione tecnologica degli endoscopi e dei dispositivi accessori, l’ERCP ha progressivamente sostituito l’approccio chirurgico nella gestione della maggior parte delle patologie ostruttive delle vie biliari, diventando il trattamento di prima scelta secondo le linee guida ESGE 2019 e il loro aggiornamento del 2022.
L’ERCP è indicata sia in contesti diagnostici che terapeutici, sebbene oggi — grazie alla diffusione di metodiche non invasive come la colangio-RM (MRCP) e l’ecoendoscopia (EUS) — il suo utilizzo puramente diagnostico si sia significativamente ridotto.
Indicazioni terapeutiche principali:

Il paziente deve essere a digiuno da almeno 6 ore. È necessaria una valutazione preventiva della coagulazione (INR, conta piastrinica) e, nei pazienti in terapia anticoagulante, una gestione personalizzata della sospensione farmacologica secondo i protocolli ESGE.
La procedura si esegue in regime di ricovero ordinario o day-hospital, in sala endoscopica attrezzata con amplificatore di brillanza (fluoroscopio) e tavolo radiotrasparente. Il paziente viene posizionato in decubito prono o laterale sinistro.
Si utilizza un duodenoscopio — un endoscopio a visione laterale specificamente progettato per raggiungere la papilla di Vater (lo sbocco del coledoco e del dotto pancreatico nel duodeno). Il canotto operativo del duodenoscopio consente il passaggio dei dispositivi accessori necessari per la procedura.
Le fasi principali dell’ERCP terapeutica sono:
La litotrissia meccanica è la tecnica di prima scelta per i calcoli coledocici difficili (grandi, multipli o a stampo). Il cestello litotrittore viene posizionato attorno al calcolo e chiuso progressivamente fino alla frammentazione, consentendo poi l’estrazione dei frammenti con palloncino.
Nei casi in cui la litotrissia meccanica risulti insufficiente, si ricorre alla litotrissia per via laser (con controllo coledocoscopico diretto tramite SpyGlass o sistemi analoghi) o alla litotrissia extracorporea a onde d’urto (ESWL), quest’ultima disponibile solo in centri di riferimento.
L’utilizzo di accessori monouso certificati è raccomandato anche alla luce delle indicazioni delle autorità regolatorie internazionali sull’eliminazione del rischio di contaminazione crociata associato al riprocessamento dei duodenoscopi — un tema di particolare rilevanza dopo le segnalazioni di outbreak da batteri multiresistenti correlati a endoscopi riutilizzabili.
L’ERCP è la procedura endoscopica associata al più alto tasso di complicanze maggiori. Una corretta selezione del paziente e una tecnica accurata sono fondamentali per ridurne l’incidenza.
Pancreatite post-ERCP (PEP). È la complicanza più frequente, con un’incidenza del 3–5% nella popolazione generale e fino al 10–15% nei pazienti ad alto rischio. La profilassi farmacologica con indometacina rettale (100 mg) è raccomandata da tutte le principali linee guida per tutti i pazienti sottoposti a ERCP, salvo controindicazioni.
Colangite post-procedurale. Più rara, può insorgere in caso di drenaggio biliare incompleto o contaminazione batterica. Richiede terapia antibiotica e, nei casi gravi, revisione endoscopica o drenaggio percutaneo.
Sanguinamento post-sfinterotomia. Si verifica nell’1–2% dei casi, nella maggior parte dei casi gestibile endoscopicamente con iniezione di adrenalina, elettrocoagulazione o posizionamento di clip.
Perforazione. Rara (0,1–0,6%), ma potenzialmente grave. Richiede gestione multidisciplinare con il chirurgo.
La coledocoscopia — ovvero la visualizzazione diretta interna del coledoco tramite un miniscopio introdotto attraverso il canale operativo del duodenoscopio — rappresenta il limite più avanzato dell’ERCP. Sistemi come SpyGlass DS II consentono la biopsia diretta delle stenosi biliari indeterminate e la litotrissia laser sotto visione diretta, con un significativo incremento della resa diagnostica e terapeutica rispetto alle tecniche fluoroscopiche tradizionali.
L’ERCP è una procedura endoscopica complessa che richiede centri attrezzati, operatori con specifica formazione e dispositivi medici di alta qualità. Quando eseguita nelle giuste indicazioni e con la tecnologia appropriata, offre risultati terapeutici eccellenti riducendo la necessità di intervento chirurgico in un’ampia gamma di patologie biliari e pancreatiche.
L'ERCP (colangiopancreatografia retrograda endoscopica) è una procedura che combina endoscopia e fluoroscopia per diagnosticare e trattare patologie delle vie biliari e del pancreas. Le indicazioni principali includono coledocolitiasi, stenosi biliari, colangite acuta e patologie del dotto pancreatico nella pancreatite cronica.
L'ERCP viene eseguita in sedazione profonda o anestesia generale, quindi il paziente non avverte dolore durante la procedura. Nelle ore successive possono comparire lieve dolore addominale e nausea, che si risolvono generalmente entro 24 ore.
La complicanza più frequente è la pancreatite post-ERCP (3–5%), prevenuta con la somministrazione profilattica di indometacina rettale. Altre complicanze più rare includono colangite, sanguinamento post-sfinterotomia e perforazione. La procedura viene eseguita solo quando il beneficio clinico supera il rischio.
La durata varia tra 30 e 90 minuti, in funzione della complessità della procedura (cateterismo semplice, estrazione di calcoli, posizionamento di protesi). Il paziente rimane in osservazione per alcune ore dopo la procedura prima della dimissione.
In assenza di complicanze, il paziente può riprendere l'alimentazione liquida dopo 4–6 ore e quella solida dalla mattina successiva. In caso di sospetta pancreatite post-procedurale, il digiuno viene prolungato e il paziente rimane in osservazione clinica.
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